IL RISVEGLIO DELLA MATERIA

Bio

Manuel de Eguileor nasce a Milano il 2 Marzo del 1953.

Sin da giovane egli coltiva una forte passione per il motociclismo che lo porta per ben sedici anni a partecipare a gare ed eventi importanti. Nel contempo apre un negozio e un’officina.

La creatività del de Eguileor prende vita dalle sue origini, potendo vantare, da parte del ramo paterno della famiglia, discendenze basche che annoverano nomi di illustri artisti che si sono dedicati a diverse discipline, dalla pittura alla lirica, di fama internazionale.

Nel corso degli anni Manuel de Eguileor affina sempre di più la sua manualità, facilitato in questo dal confronto con artigiani esperti del settore del ferro, veri maestri di una nobile arte antica, che sono oramai un bene prezioso da tutelare e difendere. Da tale relazione/collaborazione deriva l’imprinting di un uomo con un forte senso delle proporzioni e dotato di una concezione minimalista che ben si applica al suo carattere e al suo stile di vita sobrio. La sua energia viene sprigionata nella creazione di opere in cui tutto sembra essere elegantemente al suo posto dove la semplicità delle linee e l’assenza di ostacoli per lo sguardo donano serenità e appagamento all’occhio attento dell’osservatore.

Artista e Curatrice a confronto

È un tardo pomeriggio nebbioso in quel di Milano, la stanza ha un’ampia vetrata ma il panorama è così surreale, i toni di grigi fanno quasi male agli occhi…
Un tavolino rotondo con due sedie, una tazza di tè fumante e questa meravigliosa lampada, unica fonte di luce nella stanza, crea un’atmosfera calda e invita ad una riflessione.
Io e Manuel non ci conosciamo, ho appena intravisto il suo mondo nelle sue creazioni e ne sono rimasta affascinata. Rompo il ghiaccio e con un sorriso quasi imbarazzato azzardo le mie domande, conscia del fatto che starà a lui la decisione di raccontarmi la sua ARTE.

Mi ritrovo davanti alle sue opere d’arte e la prima domanda che mi viene in mente è: da dove arriva quest’uomo? Qual è la sua storia, quali strade ha percorso e quali sono le bellezze di questo mondo che hanno fatto ridere i suoi occhi… Sicuramente la luce nell’Arte ha avuto ed ha un ruolo fondamentale, essa rende possibile la percezione tridimensionale con le ombre, attribuisce qualità alle superfici (levigate o scabre) mediante riflessi che le rendono smaglianti o vibranti di minute tessiture. Con la sua posizione rispetto all’oggetto o all’ambiente osservato crea giochi chiaroscurali che esaltano (in posizione laterale) o annullano (in controluce) la modellazione dei volumi. Manuel però la luce la crea, è architetto, e ingegnere e, se vogliamo, anche elettricista… lo interrogo per capire su che basi nasce e cresce il suo rapporto con essa e lui mi risponde senza voltarsi precisando che crede di non essere un “creatore” bensì un “modellatore” di ciò che a tutti gli effetti non possiede forma e non può essere imbrigliato, quel qualcosa che fa parte del nostro quotidiano ma a cui talvolta non si da’ il giusto valore, qualcosa capace di animare oggetti e renderli liberi. La luce è un complice capace di legare fra loro oggetti provenienti dai luoghi più diversi e creati per gli usi più disparati, donando armonia e senso, qualcosa di molto complesso e raro da trovare, soprattutto negli ultimi tempi: LUCE.

Nell’ammirare le sue opere, paradossalmente, l’attenzione non va’ all’oggetto illuminato, il risultato è contrario. La luce prodotta esalta i materiali e gli oggetti utilizzati per creare la lampada. L’effetto vintage dei pezzi, che potremmo tranquillamente definire “da collezione”, riscalda l’atmosfera, risultato di un raggio dorato, caldo e poetico. Mi chiedo allora se fosse questo l’effetto desiderato, lo scopo, da cosa nasce quest’idea, se viene prima l’astratto o gioca con i suoi “attrezzi” e parte da lì seguendo l’ispirazione che sprigionano… La risposta è molto tecnica ma poi assume un sapore quasi meditativo. De Eguileor infatti mi spiega che prima visualizza la lampada finita per poi incorrere, durante la creazione, nei problemi tecnici che raffigurano i piccoli e i grandi ostacoli del giornaliero. Ogni dubbio, ansia, paura svanisce per lasciare il posto alla tranquillità. Questo crea in lui una strana relazione con l’oggetto che lo ha accompagnato per alcuni tragitti di vita.

Queste lampade, vere e proprie opere d’arte, sono assemblaggi di reperti, potremmo dire, multietnici e multigenerazionali… provengono cioè dai più disparati angoli di questo mondo e da epoche storiche diverse. Sono certa che la poetica di questo artista sia da individuare nella RICERCA. Perché è chiaro che questa raccolta “nasconde” il desiderio di conoscenza e forse, ma solo forse, una mancanza…

I divisionisti reputano che la luce sia la radice della frantumazione dei colori, e la frantumazione dei colori la radice dei sentimenti. L’artista, attraverso le sue opere, vuole comunicare un qualcosa, che sia intimo o superficiale, il produrre arte risponde ad un bisogno interiore. La mia ultima domanda è molto ingenua e spontanea ma non resisto… gli chiedo cosa vuole creare. Una richiesta a cui è difficile dare una risposta definitiva, me ne rendo perfettamente conto ma Manuel cerca comunque di spiegarmi il suo intento:
“A volte è difficile descrivere ciò che banalmente si tradurrebbe in “emozione”, quando lo scorrere del tempo si annulla, quando le braccia e la mente vengono guidate dall’intuizione e la ricompensa è il sorriso di chi osserva.”

…ed io naturalmente… sorrido.

Serena Scolaro
Curatrice d’Arte Contemporanea

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